Innovare è un atto di coraggio: 20 anni di Karabak.

Si è tenuto alla Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio il convegno “20 anni di Karabak: innovare per rispondere al presente”, organizzato da Cadiai con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna. Un’occasione per raccontare un progetto pedagogico che ha segnato la storia dei servizi educativi bolognesi e interrogarsi su cosa significhi innovare oggi.

Il Progetto Karabak è stato un momento fondamentale nella storia dei servizi all’infanzia. Un’esperienza nata vent’anni fa ma ancora capace di parlare al futuro per la capacità di tenere insieme visione educativa, qualità degli spazi, sostenibilità e collaborazione tra enti pubblici e cooperazione sociale. Ne hanno parlato, insieme a relatori e accademici, le pedagogiste di Cadiai.

C’era una volta.

A ripercorrere le tappe del Progetto Karabak è stata Giulia Casarini, Presidente Cadiai e Caterina Segata, Responsabile Area Educativa della Società Dolce. Tutto è cominciato con nove consorzi e un nome da fiaba: il marchese Karabas, colui che rende reale ciò che ancora non esiste. E così è stato: il progetto ha portato alla realizzazione di 10 nidi per un totale di circa 700 posti in strutture all’avanguardia, sostenibili, attente alle esigenze delle famiglie e soprattutto di bambine e bambini. È una rivoluzione che ha coinvolto la cooperazione, amministratori pubblici insieme a pedagogiste, architetti, figure tecniche, in una rete virtuosa di relazioni. Da questa capacità di cooperare e unire le energie è nato un progetto dalla grandissima forza creativa, politica e culturale.
L’innovazione dei nidi Karabak era evidente a tutti i livelli: nell’architettura con arredi e materiali biodegradabili, nessuna macro-struttura in plastica, ampi spazi verdi; nell’attenzione avanzata alla qualità alimentare con un’alta percentuale di prodotti biologici; nella flessibilità organizzativa con l’apertura al sabato, la riduzione delle chiusure estive, nessun vincolo su ingressi e uscite. Innovare, allora, ha significato ripensare il servizio nel suo insieme: spazi, tempi, relazioni, governance.

Incontrarsi nei parchi, costruire capanne.

Se ieri l’innovazione è stata soprattutto infrastrutturale e organizzativa, oggi passa dalla ricerca pedagogica e dalla capacità di leggere i nuovi bisogni educativi. Le pedagogiste di Cadiai hanno raccontato come quell’eredità si traduca in pratiche e sperimentazioni attuali.
Alice Casadio ha portato l’esempio del progetto Zenobia, nato nel 2022 grazie a un finanziamento della Fondazione Con i Bambini e ora, al termine del bando, entrato nell’offerta educativa sostenuta dal Comune di Bologna. Il progetto è concepito per sostenere i nuclei familiari – in particolare quelli in condizione di povertà educativa– con bambini e bambine nella fascia 0/6 anni. Zenobia ha seguito fin dall’inizio un approccio fuori dagli schemi nel rapporto con le famiglie, che ha incontrato nei parchi e in luoghi informali, per costruire fiducia passo dopo passo e trasformare i genitori in protagonisti attivi della comunità educante. Lo spazio Zenobia è diventato un punto d’incontro per bambine e bambini, fatto di materiali naturali, sperimentazioni, fantasia e multiculturalità. Attraverso l’ascolto e la relazione graduale con le famiglie, dopo iniziali diffidenze, l’atelier si è trasformato in uno spazio partecipato che ha portato le famiglie ad entrare in contatto con i servizi e la pedagogia del desiderio in contesti di vulnerabilità.

Creare consapevolezza.

L’intervento di Nicoletta Chieregato è stato incentrato sugli ambienti di apprendimento. Cadiai sperimenta l’approccio della Philosophy for Children per promuovere competenze trasversali e alimentare pensiero critico. Grazie al progetto europeo EACH (Erasmus+), nelle scuole dell’infanzia Cadiai sono state sperimentate pratiche collaborative e partecipative sui temi della sostenibilità e della crisi climatica, per sostenere la capacità di bambine e bambine di argomentare il proprio punto di vista, allenare l’ascolto degli altri e costruire significati condivisi a partire dalle domande: “Cosa significa prendersi cura dell’ambiente?”, “Ci interessa?”, “Perché?”.

Imparare col corpo.

Federica Gazzoli ha descritto alcune delle esperienze concrete che Cadiai promuove nei servizi educativi, in spazi pensati per favorire l’integrazione sensoriale, il benessere e la qualità delle relazioni.
Il corpo non è un accessorio dell’apprendimento, ma il luogo originario in cui l’apprendimento si sviluppa. Attraverso il corpo i bambini e le bambine conoscono, si regolano, entrano in relazione. L’approccio presentato permette di esplorare e approfondire le diverse sensorialità all’interno delle stanze multisensoriali Snoezelen, ambienti inclusivi, modulabili e personalizzabili.

Qui e adesso.

Gli interventi di rappresentanti del mondo cooperativo e accademico hanno ampliato la riflessione, riportando l’innovazione alla sua dimensione più profonda: non ricerca di novità fine a sé stessa, ma assunzione di responsabilità verso il presente. Sul palco si sono alternati Rita Ghedini, Presidente di Legacoop Bologna, Caterina Segata, Responsabile Area Educativa della Società Dolce, Gianluca Salvatori, Segretario Generale di EURICSE, i docenti universitari Pier Cesare Rivoltella e Laura Formenti.

L’innovazione è un atto di coraggio.

A vent’anni dalla nascita dei consorzi Karabak, l’innovazione non è più solo nella qualità delle strutture, ma nella capacità di generare contesti educativi che coltivano pensiero, relazione e partecipazione. Un passaggio che potremmo definire come il superamento di una “pedagogia delle risposte” a favore di una pedagogia che sa sostare nelle domande, trasformando i vincoli in possibilità e il servizio educativo in spazio pubblico di crescita condivisa. Innovare, oggi come ieri, resta un atto di coraggio.

Progetto internazionale EACH

Zenobia. Centro per bambini e famiglie

Casa delle abilità. Infanzia e adolescenza