Le parole con cui costruiamo comunità
Il 9 giugno Cadiai promuove a Bologna “Corso breve di Non si può più dire niente!”, un incontro aperto alla cittadinanza dedicato ai temi del linguaggio, delle differenze e delle relazioni. Un appuntamento che nasce da un percorso costruito negli anni tra inclusione, parità e welfare di comunità.

C’è una frase che negli ultimi anni è entrata sempre più spesso nelle conversazioni quotidiane: “Non si può più dire niente”.
Un’espressione che compare nei dibattiti pubblici, nelle discussioni online, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni di tutti i giorni. A volte con ironia, altre con disagio. Spesso per raccontare la difficoltà di orientarsi tra parole, identità e cambiamenti culturali che attraversano la società contemporanea.
Cadiai ha scelto di partire proprio da questa sensazione diffusa per aprire uno spazio di confronto pubblico, accessibile e aperto alla città. Nasce così il “Corso breve di Non si può più dire niente!”, promosso insieme a Osservatorio Maschile e in programma il prossimo 9 giugno a Bologna.
L’incontro si terrà dalle 18.30 alle 20.30 negli spazi di TEST – Nuovo prototipo urbano, in viale Carducci 30, e coinvolgerà studiose, studiosi, divulgatrici e divulgatori impegnati sui temi del genere, delle discriminazioni, delle identità e delle relazioni.
L’obiettivo non è offrire risposte definitive, ma creare un’occasione in cui fare domande, chiarire dubbi e provare a costruire strumenti utili per leggere le trasformazioni del presente.
Sul palco interverranno Giulia Selmi, sociologa e docente dell’Università di Parma, Andrea Ruggeri, presidente del Gruppo Trans, Claudia Maltese, saggista e divulgatrice, Claudio Nader, fondatore di Osservatorio Maschile, e Naomi Kelechi Di Meo, editor e scrittrice. È previsto anche un intervento di Giulia Casarini per Cadiai.
Un percorso costruito nel tempo
Per Cadiai questo appuntamento non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce all’interno di un percorso sviluppato negli anni sui temi della cura, dell’inclusione e delle pari opportunità.
La cooperativa ha progressivamente consolidato strumenti e pratiche orientate al benessere organizzativo, alla conciliazione vita-lavoro e alla valorizzazione delle differenze, riconoscendo che la qualità delle relazioni è parte integrante del lavoro di cura.
In questo percorso si inseriscono le politiche dedicate alla genitorialità, i progetti per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, lo sviluppo di modalità organizzative più flessibili e inclusive e l’introduzione di strumenti di supporto per lavoratrici e lavoratori.
Negli ultimi anni Cadiai ha inoltre rafforzato il proprio impegno attraverso il lavoro del Comitato per le politiche di Pari Opportunità, l’elaborazione di un Piano triennale per la parità di genere e l’attivazione di percorsi formativi dedicati al linguaggio inclusivo, alla prevenzione delle discriminazioni e alla costruzione di contesti di lavoro più equi. Tra le azioni introdotte anche il protocollo di carriera alias, a tutela dell’identità di genere nei contesti di lavoro.
Nel 2023 la cooperativa ha ottenuto la certificazione per la parità di genere, riconoscimento che valorizza un lavoro costruito nel tempo su governance, crescita professionale, tutela della genitorialità ed equità organizzativa.
La cultura della cura passa anche dalle parole
Negli ultimi anni Cadiai ha promosso, insieme a Osservatorio Maschile, momenti di formazione e riflessione rivolti a governance, direzione e coordinamento sui temi delle maschilità, degli stereotipi di genere, della leadership inclusiva e della responsabilità condivisa.
Un lavoro pensato non come intervento occasionale, ma come parte di un cambiamento culturale più ampio, capace di interrogare il modo in cui si costruiscono relazioni, organizzazioni e comunità.
Per la cooperativa, infatti, il linguaggio non è un elemento separato dal lavoro educativo e sociale: riguarda il modo in cui le persone si sentono riconosciute, rappresentate e accolte nei luoghi che abitano.
In questa prospettiva il tema dell’inclusione attraversa molte dimensioni: il contrasto alle discriminazioni di genere, il riconoscimento delle soggettività LGBTQ+, l’attenzione all’abilismo e la costruzione di contesti più accessibili e rispettosi delle differenze.
Dalle organizzazioni ai territori
Accanto al lavoro interno, Cadiai porta avanti questi temi anche nei territori e nelle comunità educanti.
Tra le esperienze più significative c’è Re-Bloom, progetto sviluppato insieme al Consorzio Scu.Ter e ad altri partner della Città Metropolitana di Bologna per promuovere percorsi dedicati ad adolescenti, educatrici, educatori e servizi territoriali sui temi del rispetto, delle relazioni e della prevenzione delle discriminazioni.
Attraverso laboratori, formazione e tavoli di lavoro condivisi, il progetto ha coinvolto scuole, enti locali e comunità nella costruzione di strumenti e pratiche capaci di favorire ambienti più equi e accoglienti.
La stessa attenzione attraversa anche altri ambiti di lavoro della cooperativa. A Spazio Donna Bologna, ad esempio, il progetto Frequenza 200 ha creato uno spazio di ascolto psico-educativo dedicato alle giovani generazioni, offrendo a ragazze e ragazzi un luogo accogliente e facilmente accessibile di confronto e supporto sui temi del benessere emotivo, relazionale e scolastico.
Sul fronte della prevenzione della violenza, Cadiai è inoltre coinvolta nel progetto europeo DEMETRA – Dementia Training to prevent abuse towards older women, dedicato al contrasto della violenza nei confronti delle donne anziane con demenza nei contesti di assistenza a lungo termine. Un percorso che punta a rafforzare la capacità di riconoscere situazioni di abuso e contribuire alla costruzione di ambienti di cura più sicuri, inclusivi e rispettosi dei diritti delle donne anziane.
Un confronto aperto alla città
L’evento di martedì 9 giugno nasce quindi dentro questa visione: creare occasioni di confronto pubblico in cui i temi dell’inclusione e delle relazioni possano essere affrontati senza semplificazioni, ma anche senza barriere.
Perché costruire cultura della cura significa anche creare spazi in cui le persone possano ascoltarsi, confrontarsi e sentirsi legittimate a partecipare alla conversazione collettiva.
L’incontro è gratuito e aperto a tutte le persone interessate.