L’arte fuori dalla cornice

All’Arboreto l’arte è parte della quotidianità da molti anni. Oggi, grazie al progetto europeo Cùratela!, le opere nate nell’atelier Maggiociondolo escono dal centro e incontrano la comunità attraverso un museo mobile costruito insieme ad artiste, educatrici, educatori e persone che frequentano il servizio.

Da anni, all’Arboreto, il centro diurno di Cadiai dedicato a persone con disabilità, l’Atelier Maggiociondolo è uno spazio di creatività, sperimentazione e relazione. Qui prendono forma opere realizzate con la tecnica del batik, frutto di un lavoro artistico che accompagna la vita del centro e ne racconta le persone.
Oggi quel patrimonio è pronto a compiere un passo in più: uscire dall’atelier e incontrare la città. È da questa idea che nasce Cùratela! – Dispositivo per un museo collettivo provvisorio 2026, il progetto sviluppato insieme al collettivo artistico TIST (This Is So Temporary), tra i quattro vincitori della Call for Artists 2026 – Consolidare pratiche artistiche (r)esistenti tra cultura, salute e comunità, promossa dall’Associazione Oltre APS / Camere d’Aria nell’ambito della piattaforma europea CultureAndHealth.

Il progetto nasce da un’esigenza concreta: le opere realizzate all’Arboreto esistono già, ma finora mancava uno strumento per portarle fuori dal centro e renderle parte dello spazio pubblico. Per questo Cùratela! accompagnerà la realizzazione di un museo mobile, pensato insieme alle persone che frequentano il servizio, alle operatrici e agli operatori di Cadiai e al collettivo TIST. Un dispositivo destinato a restare dotazione permanente del Centro Diurno e a continuare nel tempo a creare occasioni di incontro tra il centro e la città.

Immaginare nuovi modi di raccontarsi

All’Arboreto l’arte è parte della quotidianità da molti anni. Con Cùratela!, però, cambia lo sguardo: non solo nuove attività, ma un modo diverso di condividere il lavoro del centro con la comunità.
Per Arlene Dalolio, coordinatrice del Centro diurno Arboreto di Cadiai, il valore del progetto sta proprio nella possibilità di aprire nuove prospettive.
«Il Maggiociondolo ha sempre lavorato con l’arte per la creazione di opere artistiche con una forte caratterizzazione, quella della pittura su stoffa. Il contatto con TIST e il progetto Cùratela! ci ha permesso di sperimentare nuove forme, nuovi materiali, nuove visioni. Stiamo facendo laboratori condotti da artisti professionisti, sperimentando la formula dell’intervista e l’aspetto multimediale, manipolando nuovi materiali e immaginando insieme il dispositivo. Ci stiamo soprattutto permettendo di immaginare un modo alternativo di presentare il nostro gruppo e il nostro lavoro.»

Una progettazione davvero condivisa

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è il dialogo tra competenze educative e ricerca artistica. Operatrici, operatori e artiste e artisti costruiscono insieme il percorso, mettendo in comune esperienze e punti di vista.
Dalolio racconta come questo confronto sia nato fin dai primi incontri.
«Nei primi incontri abbiamo fatto da mediatrici rispetto ad alcune accortezze da tenere nella relazione tra i partecipanti e nell’adattare alcuni strumenti per renderli fruibili a tutti. Il lavoro è stato da subito collettivo, in un bello scambio. Abbiamo incontrato quattro professionisti molto preparati che sono entrati nel nostro mondo in modo curioso e delicato, rispettando tempi e spazi. La collaborazione con gli artisti ci ha confermato che uscire dalla nostra comfort zone non è poi così faticoso, anzi sperimentare nuove visioni porta nuova linfa a tutti.»
Lo stesso approccio emerge anche dalle parole di Yulia S. Tikhomirova, cofondatrice del collettivo artistico TIST, che sottolinea il valore della progettazione comune.
«Lavorare in orizzontale con una realtà cooperativa significa prima di tutto rinunciare al controllo del risultato. (…) Le operatrici non sono facilitatrici logistiche: sono co-progettatrici con un sapere specifico che noi non abbiamo e senza cui il progetto non funzionerebbe

Un museo che vive grazie alla comunità

Il cuore di Cùratela! è un museo mobile. Non un luogo dove conservare opere, ma uno strumento pensato per portarle nei quartieri, nelle piazze e negli spazi della città, creando nuove occasioni di incontro.
Per Tikhomirova, è proprio questa idea a ribaltare il concetto tradizionale di museo.
«Il nostro dispositivo funziona al contrario. È su ruote: non appartiene a nessun luogo fisso. Si apre, trasforma lo spazio intorno a sé e le opere che espone non provengono da un mercato o da una collezione, ma dalla vita quotidiana delle persone che lo hanno costruito. Chi lo gestisce non è un’istituzione, ma la comunità stessa dell’Arboreto, che decide autonomamente quando usarlo e dove portarlo. Il museo funge da attivatore delle relazioni vive e non da contenitore di oggetti

Un’eredità fatta per restare

Nei prossimi mesi il dispositivo entrerà nella sua fase costruttiva: sarà completato, presentato durante la festa dell’Arboreto e inizierà il suo percorso nello spazio pubblico. Accanto al museo mobile prenderanno forma anche un giornale collettivo, una galleria online e contenuti audio, strumenti che accompagneranno il progetto e ne raccoglieranno storie, immagini e voci, rendendolo accessibile anche oltre i confini fisici del centro.
L’obiettivo, però, va oltre la conclusione del progetto. Il museo mobile resterà infatti in dotazione permanente all’Arboreto, diventando uno strumento che il centro potrà utilizzare in autonomia per continuare a portare le proprie attività nella città.
È questa, secondo Arlene Dalolio, l’eredità più importante.
«Sarà utilizzato da Maggiociondolo, da Arboreto, da TIST ma anche da chiunque abbia piacere di valorizzare il nostro lavoro. Sarà un oggetto che ci seguirà in tutte le occasioni. Immagino e spero comunque che la collaborazione con TIST non finisca con questo progetto ma che sia l’inizio di una collaborazione atta a congiungere bisogni e risorse negli anni futuri.»
Cùratela! lascia in eredità molto più di un museo mobile. Lascia uno strumento attraverso cui continuare a costruire relazioni, rendere visibile il lavoro che ogni giorno prende forma all’Arboreto e rafforzare il legame tra il centro, il quartiere e la città.
La vera sfida sarà fare in modo che questo patrimonio possa vivere nel tempo grazie alle persone che lo hanno costruito. Quando il museo mobile entrerà davvero nella quotidianità dell’Arboreto, il progetto avrà lasciato la sua eredità più importante.
Per Cadiai rappresenta un’idea di welfare che riconosce nella cultura uno spazio di partecipazione e di cittadinanza. Perché quando le persone diventano autrici, custodi e narratrici delle proprie opere, non cambia solo il modo di fare cultura: cambia il modo di stare nella comunità.

Il Programma “Call for Artists 2026 – Consolidare pratiche artistiche (r)esistenti tra cultura, salute e comunità” promosso dall’Associazione Oltre… APS fa parte della piattaforma CultureAndHealth ed è cofinanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea (numero di sovvenzione: 101176227). Tuttavia, le opinioni espresse sono esclusivamente quelle dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Unione Europea o dell’EACEA. Né l’Unione Europea né l’autorità concedente possono essere ritenute responsabili di esse.

Centro socio riabilitativo diurno Arboreto