La libertà di abitare il proprio corpo.
In Italia il tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità è ancora oggetto di dibattito pubblico, anche all’interno delle scuole. In questo contesto culturale, le esigenze delle persone nello spettro autistiche sono doppiamente penalizzate sia perché non sono riconosciute sia perché non sono mai stati formalizzati percorsi formativi specializzati per chi deve prendersi cura di loro nella quotidianità.
Le cose stanno cambiando, ce lo raccontano le nostre professioniste del Centro Autismo che hanno partecipato a un importante progetto europeo. Un’anteprima sul Convegno organizzato da Cadiai in programma il 21 aprile.

In Italia il tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità è ancora oggetto di dibattito pubblico, anche all’interno delle scuole. In questo contesto culturale, le esigenze delle persone autistiche sono doppiamente penalizzate sia perché non sono riconosciute sia perché non sono mai stati formalizzati percorsi formativi specializzati per chi deve prendersi cura di loro nella quotidianità.
Le cose stanno cambiando, ce lo raccontano le nostre professioniste del Centro Autismo che hanno partecipato a un importante progetto europeo. Un’anteprima sul Convegno organizzato da Cadiai in programma il 21 aprile.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a colmare il vuoto che riguarda la sessualità delle persone autistiche, superando approcci centrati sull’evitamento o sulla sola gestione del rischio. Lo sviluppo sessuale, la diversità di genere e di orientamento e le relazioni intime sono sempre più riconosciuti come componenti legittime dell’esperienza umana, anche per le persone autistiche.
È in questa prospettiva che si inserisce il progetto europeo FACTS – Feel, Address, Contemplate, Talk, Share, finanziato dal programma Erasmus+ e avviato nel 2023. Il progetto coinvolge organizzazioni, enti di ricerca e servizi specializzati a livello europeo, tra cui Autism Europe, con l’obiettivo di colmare il divario tra i bisogni delle persone autistiche e le competenze disponibili nei servizi.
Nel corso di tre anni di lavoro sono state sviluppate attività di ricerca, un curriculum formativo strutturato e una serie di materiali educativi e linee guida rivolti a professionisti/ste e organizzazioni.
Cadiai ha partecipato al progetto con il proprio Centro Autismo.
Abbiamo intervistato Camilla Visconti e Selene Lazzari, due professioniste del Centro Autismo di Cadiai che hanno contribuito allo sviluppo dei materiali formativi, chiedendo loro di raccontarci questa esperienza.
D. Quando avete capito che, per il vostro lavoro a fianco delle persone autistiche, era arrivato il momento di affrontare il tema della sessualità e dell’identità?
R. Il tema è emerso in modo molto chiaro. Nel nostro lavoro quotidiano capita spesso che le persone esprimano curiosità sul proprio corpo, sulle relazioni, sull’innamoramento o sull’identità. A volte queste domande arrivano in modo diretto, altre volte attraverso comportamenti che chiedono di essere compresi. Anche le famiglie ci interrogano su come sostenere le figlie e i figli in questa fase della crescita. Sono domande che non si possono ignorare, non si tratta di un tema secondario o “adulto”, riguardano bisogni molto concreti a cui è giusto rispondere.
D. Spesso operatori e operatrici raccontano di sentirsi poco preparati ad affrontare questi temi. Da cosa nasce questa difficoltà?
R. A nostro parere la difficoltà nasce in gran parte dal fatto che questi temi sono stati poco presenti nella formazione professionale. Molti operatori e operatrici si trovano quindi ad affrontare domande complesse senza avere riferimenti teorici, strumenti educativi o linee guida condivise. Quando invece si hanno strumenti e una formazione adeguata cambia molto: si ha maggiore sicurezza nell’affrontare le domande e nel gestire situazioni che riguardano il corpo, le relazioni e l’identità. Diventa possibile anche sostenere le famiglie, offrire indicazioni e strumenti utili per gestire questi temi a casa in modo sereno e consapevole. Il lavoro dei servizi e quello delle famiglie possono diventare più coerenti e collaborativi, rafforzandosi nel supportare la crescita della persona.
D. Nel progetto avete lavorato alla costruzione di materiali formativi che saranno disponibili gratuitamente online. Quali vi sembrano più utili per chi lavora nei servizi?
R. Uno degli aspetti più interessanti del progetto è proprio la varietà degli strumenti messi a disposizione. In particolare, ci teniamo a evidenziare il Training Material: materiali sviluppati a partire dal curriculum e dalla literature review che traducono i contenuti teorici in strumenti concreti per il lavoro quotidiano e per la formazione di operatori e operatrici. Si tratta di risorse pensate per essere facilmente utilizzabili sia nei servizi, sia nei percorsi formativi professionali.
Il valore aggiunto è dato dal contesto europeo che ha reso possibile l’integrazione di contributi scientifici e esperienze dirette nei servizi e la produzione di materiali molto concreti e al tempo stesso solidi dal punto di vista teorico.
D. Lavorare in un progetto europeo significa confrontarsi con approcci e culture professionali diverse. C’è qualcosa che vi ha particolarmente colpito nel confronto con gli altri partner?
R. Il confronto con i partner europei è stato molto stimolante. In alcuni contesti questi temi sono già più presenti nei percorsi formativi e nei servizi, e questo ha permesso di vedere come l’educazione all’affettività e alla sessualità possa essere integrata in modo più sistematico nel lavoro educativo e clinico. Ci ha colpito soprattutto l’attenzione alla prospettiva delle persone autistiche, che in molti casi sono coinvolte direttamente nei processi di ricerca e nella costruzione dei materiali. È un approccio che aiuta a mantenere sempre al centro i bisogni reali delle persone.
D. Il convegno del 21 aprile si intitola “Abitare il proprio corpo”. Cosa significa concretamente aiutare le persone autistiche ad abitare il proprio corpo, le relazioni e l’identità?
R. In primo luogo significa creare contesti in cui le persone possano conoscere e comprendere il proprio corpo in modo sereno e rispettoso. Vuol dire offrire strumenti per riconoscere le emozioni, comprendere le relazioni, esprimere la propria identità. Percorsi per arrivare a mettersi in relazione e socializzare, sostenendo la possibilità di costruire legami significativi. In fondo “abitare il proprio corpo” significa poter vivere tutte queste dimensioni senza vergogna o invisibilità, ma in modo adeguato e senza sentirsi sole/i.
D. Dopo tre anni di lavoro nel progetto FACTS, cosa vi portate a casa da questa esperienza, come professioniste e come persone?
R. Siamo più consapevoli dell’importanza di questi temi e di doverli affrontare in modo aperto e competente. Il progetto ci ha dato l’opportunità di studiare, confrontarci e mettere in discussione alcune abitudini del lavoro nei servizi. Ci portiamo a casa anche la convinzione che parlare di sessualità, relazioni e identità non significhi introdurre qualcosa di “nuovo”, ma riconoscere che fanno già parte della vita delle persone autistiche. Il nostro compito, come servizi, è creare le condizioni perché questi aspetti possano essere vissuti in modo sicuro, rispettoso e autodeterminato.
L’esperienza è stata tuttavia molto diversa rispetto al lavoro quotidiano nel Centro Autismo, dove siamo principalmente a contatto diretto con le persone autistiche e con le famiglie. Il progetto ci ha consentito di dedicarci ad attività di ricerca, di formazione e di confronto a livello europeo. Abbiamo approfondito tematiche che nei servizi spesso emergono nella pratica, ma sulle quali non sempre c’è il tempo di riflettere in modo strutturato. Portiamo a casa nuove conoscenze, strumenti e prospettive per arricchire il nostro lavoro quotidiano.
Il 21 aprile, un Convegno da non perdere
Il 21 aprile il Convegno “Abitare il proprio corpo. Strumenti per comprendere e sostenere sessualità e identità nelle persone autistiche” sarà l’occasione per condividere con la nostra comunità professionale e tutte le persone interessate questo percorso importante. Attraverso questo evento vogliamo contribuire alla diffusione di conoscenze e pratiche più consapevoli, offrendo ai servizi strumenti concreti. L’obiettivo è favorire contesti educativi, sociali e sanitari sempre più competenti, accessibili e rispettosi delle differenze, in grado di accompagnare le persone autistiche nel loro percorso di crescita, relazione e autodeterminazione.
Per partecipare è necessario iscriversi online.
