Comunità che resistono costruendo servizi
A Budrio nasce il Piccolo Gruppo Educativo di Vedrana: un servizio per l’infanzia costruito grazie alla collaborazione tra istituzioni, scuola e terzo settore. Un progetto che risponde al calo demografico rafforzando le opportunità educative e sostenendo la vitalità delle comunità locali.

Nel mese di aprile, il tema della Resistenza richiama una memoria collettiva fatta di partecipazione e responsabilità condivisa. Oggi, in contesti diversi, esistono comunità che continuano a resistere: lo fanno affrontando trasformazioni profonde, come il calo demografico e il rischio di impoverimento dei servizi educativi. In questi scenari, la capacità di costruire risposte nuove diventa decisiva.
Una risposta che nasce dal territorio
È in questa prospettiva che si inserisce il Piccolo Gruppo Educativo (PGE) l’Abbraccio avviato a febbraio a Vedrana, nel comune di Budrio. Un servizio che accoglie un numero contenuto di bambine e bambini e che nasce dalla collaborazione tra amministrazione comunale, istituzioni scolastiche e realtà del territorio, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. Un progetto che rafforza la presenza dei servizi nelle frazioni e contribuisce a mantenere vivi i presìdi educativi locali.
A raccontare come è nato il progetto è la sindaca di Budrio, Debora Badiali.
D. Quali sono state le principali motivazioni che hanno portato alla nascita del PGE a Budrio?
Le motivazioni sono di tipo demografico, territoriale ed educativo. Il territorio comunale è molto esteso e caratterizzato dalla presenza di numerose frazioni, dove le strutture scolastiche rappresentano spesso gli unici presìdi pubblici. Negli ultimi anni, inoltre, l’offerta dei nidi non è più stata sufficiente a coprire la domanda, anche a causa dei cambiamenti sociali e lavorativi e della crescente distanza dalle reti familiari, oltre al valore positivo dato dai sostegni regionali.
Da qui la necessità di ripensare l’offerta, sviluppando servizi costruiti sulle caratteristiche specifiche del territorio.
D. In che modo questo progetto si inserisce nelle politiche di contrasto allo spopolamento e di sostegno alle famiglie?
Il progetto nasce con una visione più ampia: rendere il territorio attrattivo anche nelle frazioni. Garantire servizi educativi di qualità nei contesti più decentrati significa offrire alle famiglie la possibilità di restare e contribuire alla vitalità sociale delle comunità.
Il PGE rappresenta un supporto concreto alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare, ma anche un investimento sull’intera comunità.
D. Si parla spesso di “fare rete”: cosa significa concretamente nel caso di Budrio?
Costruire una rete efficace ha significato condividere un obiettivo comune e lavorare insieme per raggiungerlo. Nel caso di Budrio, questo ha richiesto la collaborazione tra enti locali, scuola e realtà del territorio, mettendo a disposizione competenze e risorse e sviluppando relazioni capaci di generare valore.
D. Quanto è stato importante il ruolo della collaborazione con la Regione e con i soggetti del territorio nella realizzazione del servizio?
Fondamentale è stato il confronto con la Regione Emilia-Romagna, che ha permesso di mettere a fuoco l’idea e valutarne la sostenibilità. Il progetto è nato però da un percorso condiviso, costruito a partire dai bisogni del territorio e sviluppato grazie alla collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti, tra cui la cooperativa Cadiai. Una rete che ha reso possibile trasformare un’esigenza concreta in una risposta strutturata.
D. Il PGE è un modello replicabile?
Il progetto è replicabile come approccio generale, ma non come modello da copiare in modo identico. È nato da esigenze specifiche del territorio e costruito su misura, tenendo conto delle caratteristiche locali, delle relazioni esistenti e delle risorse disponibili.
Un’educazione che valorizza ogni percorso
Il Piccolo Gruppo Educativo è inserito in un plesso, come quello di Vedrana, caratterizzato da un numero limitato di bambini e bambine accolti alla scuola dell’infanzia e primaria, un elemento che incide direttamente sulla qualità dell’esperienza educativa e facilita la costruzione di percorsi di continuità. Come spiega Giuseppe Raimondo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Budrio, “Un numero ridotto di bambini e bambine permette ai docenti e alle docenti, agli educatori e alle educatrici di seguire ciascuno in modo più attento e individualizzato. Migliora la qualità della relazione, aumenta il benessere emotivo e facilita l’inclusione.”
In un contesto come questo, l’attenzione alla persona diventa più concreta e quotidiana, favorendo percorsi di apprendimento capaci di valorizzare le potenzialità di ciascuna bambina e ciascun bambino.
Continuità educativa
L’esperienza di Vedrana si inserisce in un sistema costruito attraverso la collaborazione tra servizi educativi e scuola. La vicinanza tra i diversi plessi e il lavoro condiviso tra Figure professionali ed équipe permette di sviluppare percorsi di continuità tra i servizi 0-6 e la scuola primaria, rafforzando il dialogo educativo nel tempo.
Presìdi che tengono vive le comunità
In territori segnati dal rischio di spopolamento, il valore dei servizi educativi va oltre la funzione didattica. Come sottolinea ancora Raimondo, “I plessi decentrati rappresentano presìdi fondamentali per la vita delle comunità.” Non si tratta solo di luoghi di apprendimento, ma di spazi di relazione e punti di riferimento per le famiglie. Presidiarli significa contrastare la marginalizzazione dei territori e sostenere la loro vitalità nel tempo.
Esperienze come il Piccolo Gruppo Educativo mostrano come anche nei contesti più fragili sia possibile costruire risposte capaci di durare.