Servizi educativi, innovazione e partnership pubblico-privato:dopo vent’anni Karabak è ancora un modello per il territorio

in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, il convegno:
“20 anni di Karabak: innovare per rispondere al presente”, organizzato dalla Cooperativa CADIAI,
con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna.

“Vent’anni fa il progetto Karabak ha rappresentato una scelta coraggiosa e innovativa, una partnership virtuosa tra pubblico e privato, frutto della collaborazione tra Comuni e Cooperazione. Una collaborazione che ha dato vita a dieci nidi d’infanzia a Bologna e in diversi comuni della provincia. Tutti progettati secondo i più moderni principi architettonici, ambientali e pedagogici attraverso una progettazione integrata che vide lavorare insieme architetti e figure pedagogiche su tre pilastri educativi: flessibilità e accoglienza, educazione all’aperto e gestione eco-sostenibile tenendo in considerazione le esigenze dei piccoli utenti e delle loro famiglie”.

Con queste parole la Presidente CADIAI, Giulia Casarini, ha aperto il convegno che si è svolto oggi a Bologna per celebrare i vent’anni di Karabak. Un intervento con cui ha voluto ribadire il valore strategico dell’alleanza tra cooperazione e enti pubblici per costruire servizi educativi innovativi e di qualità, capaci di guardare avanti. Un messaggio importante in presenza, tra gli altri, di Daniele Ara, Assessore alla Scuola del Comune di Bologna, e Rita Ghedini, Presidente Legacoop Bologna che era alla guida di CADIAI quando il progetto prese vita.

L’incontro è stato un’occasione per raccontare un’esperienza che, in due decenni, è diventata punto di riferimento per il territorio ma anche e soprattutto per parlare di futuro.

“Anche oggi come allora la nostra visione deve essere innovativa, Ma cosa significa davvero innovazione in questo ambito? Quando si parla di innovazione, il pensiero corre subito alla tecnologia. Tuttavia, per servizi di questo tipo, l’innovazione risiede soprattutto nei processi, nei modelli organizzativi e nelle relazioni – ha proseguito Casarini –. I bisogni cambiano rapidamente e i servizi educativi devono evolvere con la stessa rapidità. Questo è il nostro obiettivo anche al di fuori dei servizi educativi classici”.

Ne è esempio il progetto “Zenobia. Bambini, Famiglie e Comunità Educante in nuovi Spazi di Desiderio”. Un servizio CADIAI – descritto nel corso del convegno – nato grazie ad un finanziamento di Fondazione Con i Bambini e ora, al termine del bando, entrato nell’offerta educativa sostenuta dal Comune di Bologna. Uno spazio capace di uscire dai propri confini per incontrare le famiglie in luoghi informali, costruendo fiducia passo dopo passo. Non spazi pensati per offrire “solo” attività, ma per valorizzare desideri, competenze e partecipazione, trasformando genitori e territorio in protagonisti attivi della comunità educante e in cui anche il ruolo dei professionisti dell’educazione cambia. Anche questo è un modello di collaborazione che genera valore sociale in contesti diversi rispetto ai nidi di infanzia.

Per la cooperativa, infatti, l’innovazione si esprime nella costante volontà di creare ambienti di apprendimento innovativi, contesti che, oltre alle competenze cognitive, promuovano competenze trasversali, alimentando il modo in cui bambini e bambine pensano, si relazionano e abitano il mondo. Nelle scuole di infanzia CADIAI – come raccontato durante l’incontro – sono state sperimentate pratiche collaborative per sviluppare consapevolezza su sostenibilità e crisi climatica attraverso l’approccio collaborativo e partecipativo della Philosophy for Children.

Altre esperienze si fondano sulla valorizzazione del corpo che non è un accessorio dell’apprendimento, ma il luogo originario in cui l’apprendimento prende forma. È attraverso il corpo che i bambini e le bambine conoscono, si regolano, entrano in relazione. In questo senso le stanze multisensoriali Snoezelen, presenti ormai in diversi servizi gestiti da CADIAI, rappresentano ambienti inclusivi in cui il corpo – è stato spiegato nel corso del convegno – diventa asse di relazione e comunicazione.

Innovazione, dunque, come filo conduttore tra passato e presente, capace di orientare il futuro dei servizi educativi.