Affettività e sessualità nelle residenze per persone anziane

Il contributo di Cadiai al confronto scientifico sulla cura

L’affettività, l’intimità e la sessualità sono dimensioni fondamentali della persona lungo tutto l’arco della vita. Anche in presenza di condizioni di fragilità, non autosufficienza o deterioramento cognitivo, questi bisogni non vengono meno e continuano a rappresentare una componente importante del benessere, dell’identità e della qualità della vita.


È partito da questa prospettiva l’intervento di Stefano Grassi, psicologo e Responsabile del Coordinamento scientifico dell’Area Non Autosufficienza di Cadiai, al convegno “Invecchiamento, intimità e relazioni. Prospettive cliniche, sociali e culturali”, organizzato dall’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna il 9 giugno.


Nel suo intervento, dal titolo “Affettività e diritti nella cura. La sessualità nei contesti residenziali”, Stefano Grassi ha approfondito il tema del riconoscimento della dimensione affettiva e relazionale nelle residenze per persone anziane, contesti nei quali la complessità assistenziale richiede un equilibrio costante tra tutela della persona, sicurezza e diritto all’autodeterminazione.
L’ingresso in una struttura residenziale rappresenta spesso un cambiamento significativo nella vita delle persone: una dimensione precedentemente privata e intima si inserisce in un contesto comunitario, dove diventa necessario trovare modalità capaci di preservare anche i bisogni legati alla relazione, all’affetto, alla privacy e all’identità personale.


Particolare attenzione è stata dedicata alle persone con deterioramento cognitivo. Come sottolineato da Grassi, la presenza di una demenza non elimina il bisogno di relazione, vicinanza, contatto e affettività: al contrario, questi aspetti possono assumere un ruolo ancora più significativo nel mantenimento dell’identità della persona. Per questo è necessario superare una visione esclusivamente assistenziale o sanitaria e promuovere un approccio realmente centrato sulla persona.


Nel corso dell’intervento sono state approfondite le principali barriere che possono ostacolare il riconoscimento di questi bisogni: stereotipi culturali sull’invecchiamento e sulla sessualità, difficoltà degli operatori e operatrici nell’affrontare il tema, mancanza di formazione specifica e assenza di strumenti organizzativi condivisi. Un cambiamento possibile, secondo Grassi, attraverso percorsi di formazione, confronto nelle équipe e supervisione clinica, capaci di sostenere chi lavora, i familiari e le persone accolte.


All’interno della sua riflessione, Stefano Grassi ha richiamato anche il tema degli stereotipi di genere e della tutela delle persone anziane, collegandolo al lavoro che Cadiai sta portando avanti attraverso il progetto europeo Demetra, dedicato alla prevenzione della violenza e degli abusi nei confronti delle donne anziane che vivono in contesti residenziali.


Il progetto Demetra nasce dalla consapevolezza che la qualità della cura passa anche dalla capacità di riconoscere e contrastare quei pregiudizi culturali che possono influenzare il modo in cui le persone anziane vengono viste e assistite. Un percorso che mette al centro la formazione degli operatori e operatrici, la sensibilizzazione e la costruzione di ambienti di cura sempre più attenti ai diritti, alla dignità e all’autodeterminazione delle persone.


La partecipazione di Cadiai a questo momento di confronto scientifico si inserisce nel percorso della cooperativa per promuovere una cultura della cura fondata sulla centralità della persona, sulla valorizzazione delle professionalità e sulla capacità di leggere i bisogni nella loro complessità.
Le registrazioni del convegno sono disponibili sul canale YouTube dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. L’intervento di Stefano Grassi è visibile a partire dal minuto 27:00 del video.