Prima il lavoro, nelle parole e nei fatti.
Cadiai anticipa la contrattazione nazionale e valorizza l’esperienza delle educatrici e degli educatori senza titolo: una scelta di responsabilità e visione.

Il tema dell’inquadramento delle educatrici ed educatori privi del titolo richiesto dalla normativa nazionale è uno dei nodi del settore socio-educativo. Una questione che riguarda migliaia di figure professionali, spesso con una lunga esperienza sul campo ma privi dei requisiti formali necessari per esercitare la professione secondo la Legge 205/2017 e, più recentemente, la Legge 55/2024.
Cadiai vive in prima linea la dissonanza tra la realtà e questa normativa. Da qui la decisione di anticipare la contrattazione nazionale e di assumere una posizione netta, che tuteli le competenze maturate, la qualità dei servizi e la dignità delle persone. Una scelta che non solo riconosce valore al lavoro svolto dalle educatrici e dagli educatori senza titolo o senza i titoli previsti dalle Legge, ma afferma un modello cooperativo capace di leggere la realtà e intervenire prima che il sistema produca ingiustizie strutturali.
Cosa dice la normativa
La Legge 205/2017 permette il riconoscimento della qualifica di Educatrice/tore professionale socio-pedagogico a coloro che superano un corso in discipline specifiche; oppure, senza necessità del corso, possiedono determinati requisiti: hanno vinto un concorso pubblico per il profilo educativo, hanno almeno 3 anni di esperienza nel ruolo o un diploma da istituto o scuola magistrale conseguito entro il 2001/2002. Un comma della Legge estende la possibilità anche a chi ha più di 50 anni e 10 anni di servizio, oppure almeno 20 anni di servizio con un contratto a tempo indeterminato.
Successivamente, il legislatore ha stabilito che per esercitare la professione è necessaria l’iscrizione all’albo, a cui si può accedere solo se già in possesso dei titoli o dei requisiti previsti dalla Legge in vigore dal gennaio 2018. Chi non ricade in tutte queste complicate casistiche resta senza possibilità di qualificazione.
Si tratta di figure professionali che hanno fino 10 anni di esperienza, ma sono oggi prive di un percorso riconosciuto per continuare a svolgere il loro lavoro quando l’albo entrerà in vigore.
La scelta della cooperativa: valorizzare l’esperienza, colmare un vuoto normativo.
All’interno di Cadiai, questa “terra di nessuno normativa” riguarda circa il 30% del personale educativo. Persone che ogni giorno garantiscono continuità, relazione, cura e competenza nei servizi.
Secondo il CCNL Cooperative Sociali, l’inquadramento di chi è privo di titoli è D1, anche se le funzioni e le responsabilità sono le medesime di colleghe e colleghi con inquadramento D2. Un disallineamento economico e professionale che Cadiai ha scelto di non accettare, mettendo invece in campo una soluzione concreta, progressiva e sostenibile, ovvero l’attribuzione del livello D2 a educatrici e educatori senza titolo o senza i titoli indicati dalla legge, con almeno 5 anni di anzianità in Cadiai al 1° gennaio 2026.
Muoversi con concretezza e idealismo
Vogliamo mandare un segnale forte al settore offrendo un modello di gestione responsabile e umana.
L’equiparazione interna che adottiamo vuole infatti riconoscere il valore dell’esperienza e delle competenze maturate sul campo e ridurre le disparità tra colleghe e colleghi che svolgono le stesse attività. Al tempo stesso intende tutelare la qualità dei servizi evitando l’espulsione dal lavoro di figure essenziali e dimostrare che la cooperazione può guidare il cambiamento.
La misura avrà un impatto subito tangibile e il nostro percorso proseguirà fino a quando la normativa regionale o nazionale — oppure la contrattazione collettiva — non forniranno una soluzione strutturale.
Con questa scelta non abbiamo solo voluto difendere la nostra comunità lavorativa, ma ribadire la centralità delle persone e affermare un principio chiaro: l’esperienza ha valore, la qualità del lavoro educativo non può essere cancellata da un vuoto normativo che, privando il settore di competenze, finisce per compromettere anche la qualità dei servizi.