Ripensare il maschile, dare valore alla cura
Nel mese che precede il 25 novembre Cadiai ha dedicato una giornata di formazione con Osservatorio Maschile per riflettere su maschilità, stereotipi di genere e valore della cura, e per dotarsi di nuovi strumenti per leggere i cambiamenti sociali e rafforzare una parità che coinvolga anche gli uomini.

Che cosa succede quando una cooperativa che ha nella cura la propria missione decide di fermarsi a ragionare sulla parità di genere partendo dagli uomini? È la domanda che ha guidato la giornata di formazione del 21 ottobre 2025, rivolta al Consiglio di Amministrazione, alla direzione e al middle management.
La giornata è stata condotta da Osservatorio Maschile, realtà che lavora sui temi della maschilità, degli stereotipi di genere e dei modelli relazionali, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità condivisa. La formazione si inserisce tra le attività del piano triennale previsto dalla certificazione sulla parità di genere, ma nasce prima di tutto come scelta culturale: uno spazio per interrogare ruoli, aspettative e pratiche che attraversano la vita quotidiana della cooperativa.
Una scelta strategica per leggere i cambiamenti
Cadiai ha scelto questa formazione come opportunità strategica. In un contesto sociale in rapido cambiamento, è necessario dotarsi di strumenti per leggere ciò che accade, capire come i modelli di genere influenzano le relazioni e i processi organizzativi, provare a immaginare modi diversi di lavorare e di stare insieme.
La giornata del 21 ottobre è stata pensata proprio così: non come un mero adempimento formativo, ma come un laboratorio di consapevolezza condivisa, in cui fermarsi a riflettere su come le rappresentazioni del maschile entrano nei luoghi decisionali, incidono sulle scelte, sul clima interno, sulla distribuzione delle responsabilità dentro e fuori dal lavoro.
A ridosso di novembre, mese per la prevenzione della salute fisica e mentale maschile, Cadiai e Osservatorio Maschile hanno unito le forze per sviluppare quell’attitudine alla cura che passa anche per la competenza di occuparsi di sé, una capacità spesso poco allenata nel maschile.
Perché parlare di uomini quando si parla di parità
Una delle domande emerse durante la formazione è stata: perché è importante parlare di uomini quando si parla di parità di genere?
Per lungo tempo il dibattito si è concentrato soprattutto sulle condizioni delle donne, mentre il maschile è rimasto sullo sfondo, percepito come una sorta di “normalità” neutra. Questa apparente neutralità ha reso più difficile riconoscere che anche gli uomini sono collocati dentro ruoli e aspettative precise: dalla richiesta di essere sempre forti ed efficienti, alla tendenza ad occupare spontaneamente le posizioni di maggiore potere.
Portare il maschile al centro della riflessione significa chiedere agli uomini di assumersi la responsabilità dei propri modelli di comportamento, di interrogare i privilegi impliciti, di partecipare attivamente alla costruzione di relazioni più equilibrate. È un passaggio necessario se si vuole che la parità di genere non resti solo un obiettivo formale, ma diventi una pratica quotidiana.
Maschilità e cura: dare nuova dignità al lavoro di cura
La formazione ha affrontato un tema tanto attuale quanto necessario: la parità di genere non può avanzare se gli uomini non imparano la cura.
In una realtà come Cadiai, la cura è una dimensione concreta: è il cuore del lavoro nei servizi educativi, socio-sanitari e assistenziali, ed è il modo in cui la cooperativa si relaziona ogni giorno con persone, famiglie e comunità. Per Cadiai la cura non è solo un ambito professionale, è un modo di essere e di relazionarsi, che riguarda tutte e tutti.
Riconoscere che anche gli uomini possono – e devono – riappropriarsi di questo valore significa rompere uno stereotipo radicato, che ha trasformato la cura in un “compito femminile” e che oggi pesa anche sulle difficoltà di un settore che fatica a trovare personale e riconoscimento. Ripensare la maschilità diventa così un passo strategico per restituire dignità e valore al lavoro di cura, superando modelli basati solo su efficienza e performance, che spesso mettono ai margini la dimensione relazionale.
Significa promuovere una nuova idea di responsabilità maschile, capace di accogliere l’attenzione, l’ascolto e la reciprocità come competenze organizzative e sociali, e non come tratti “naturali” di un solo genere. Per Cadiai, questa formazione è un tassello di un percorso più ampio di innovazione culturale, che tiene insieme parità di genere, riflessione sul maschile e rafforzamento di una cultura del lavoro fondata sulla relazione e sulla cura.
Stereotipi, potere e responsabilità organizzativa
Nel confronto sono emersi numerosi esempi di stereotipi di genere al maschile: l’idea che l’uomo debba essere sempre capace, disponibile, performante; la tendenza a considerare più “naturale” la sua presenza nei ruoli di direzione; la difficoltà a riconoscere e condividere il carico mentale che molte donne sostengono nella gestione della vita familiare e delle relazioni di cura.
Ragionare su questi aspetti ha voluto dire anche interrogare il modo in cui si esercita il potere dentro le organizzazioni: chi prende le decisioni, come si ascoltano i vissuti delle persone, come si distribuiscono tempi e responsabilità. In questo senso, lavorare sul maschile non significa spostare l’attenzione dalle donne, ma allargare lo sguardo all’intero sistema di relazioni che costruisce la cooperativa e la società.
Un percorso che dialoga con ReBloom
Il lavoro con Osservatorio Maschile dialoga naturalmente con le esperienze avviate da Cadiai nei territori, come il progetto ReBloom a Valsamoggia, che ha coinvolto ragazze e ragazzi su rispetto, differenze e relazioni sane.
Da una parte, quindi, la formazione con chi ha ruoli di guida e di coordinamento, per leggere i cambiamenti sociali, ripensare i modelli maschili, dare nuova dignità alla cura anche dal punto di vista organizzativo. Dall’altra, il lavoro con le persone più giovani, perché la parità e il rispetto diventino parte delle esperienze di relazione fin dall’inizio.
Sono due livelli dello stesso impegno: costruire, ogni giorno, contesti in cui le relazioni siano fondate su rispetto, consapevolezza e cura. È su questo terreno che può crescere anche una prevenzione più profonda delle forme di violenza e discriminazione, a partire dai gesti e dalle scelte di ciascuna persona.