ReBloom: la comunità che cresce insieme

Nel territorio di Valsamoggia, ReBloom ha riunito ragazze e ragazzi, educatrici ed educatori, scuole, servizi e istituzioni in un percorso di 18 mesi dedicato a rispetto, parità e prevenzione della violenza di genere, che ha portato a una campagna, a una policy antidiscriminazione condivisa e all’incontro con la Fondazione Giulia Cecchettin.

Mentre il calendario si avvicina al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, a Valsamoggia una comunità intera si interroga su che cosa significhi davvero prevenire la violenza: educare al rispetto, riconoscere i segnali, costruire relazioni libere dalla paura. Per dare risposta a questa domanda collettiva ha preso forma il percorso ReBloom.
ReBloom – Favorire la ri-gemmazione nelle comunità è un progetto del Consorzio Scu.Ter, di cui Cadiai è capofila, sostenuto da Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del programma Comunità Educanti. Nel territorio di Valsamoggia, per 18 mesi ragazze e ragazzi, educatrici ed educatori, scuole, servizi e istituzioni hanno lavorato insieme su parità, differenze e prevenzione della violenza di genere, fino a dare vita a una campagna di sensibilizzazione e a una policy antidiscriminazione condivisa.

Una comunità che educa: l’evento del 29 ottobre

Ascolto, partecipazione, a tratti commozione hanno caratterizzato la serata del 29 ottobre a Monteveglio – Valsamoggia (BO), durante l’incontro “Una comunità che educa”, evento conclusivo del progetto ReBloom, per provare a dare voce in particolare alle persone più giovani nei contesti in cui si discute di futuro e politiche giovanili.

Il lavoro nei Centri Giovani e la campagna dei manifesti

ReBloom nasce dal desiderio di costruire concretamente una comunità educante, uno spazio in cui persone adulte, ragazze e ragazzi possano crescere e fare insieme: un processo in movimento, capace di mettere in dialogo scuole, centri giovani, famiglie e amministrazioni, perché una rete “rifiorisca” solo se coltivata con costanza e attenzione.
Nei Centri Giovani di Valsamoggia il lavoro è stato concentrato sulle differenze, sul rispetto, sulla parità di genere e sui confini tra cura e controllo. Attraverso laboratori e momenti di confronto, è nata una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere e le discriminazioni: una serie di manifesti che saranno esposti in diversi luoghi del territorio e che raccontano, con le immagini, situazioni critiche come atteggiamenti persecutori tramite smartphone e app di geolocalizzazione o comportamenti prevaricatori che fanno sentire la donna come una marionetta.
Da questo lavoro è nata anche una policy antidiscriminazione, frutto della collaborazione con gli istituti scolastici del territorio, che traduce i principi della Costituzione e della Convenzione di Istanbul in azioni concrete: formazione, ascolto, collaborazione, intervento tempestivo. Perché la scuola e servizi educativi non siano neutri ma aiutino a decostruire i modelli culturali che generano disparità e prevaricazione.

La testimonianza di Gino Cecchettin

Il momento più emozionante della serata è stato l’intervento di Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, accolto dalle domande della giornalista Giusi Marcante e soprattutto delle ragazze e dei ragazzi del progetto. La sua presenza ha portato un valore profondo: la trasformazione di un dolore immenso in un impegno civile che mira a prevenire la violenza di genere e a far sì che nessuna famiglia debba vivere ciò che ha vissuto la sua.
Nel dialogo con i più giovani, Cecchettin ha insistito sull’importanza di riconoscere subito le dinamiche di controllo e gelosia, anche quando si presentano come attenzioni “normali”. Ha ricordato come la violenza inizi spesso da piccoli segnali e come la consapevolezza sia il primo strumento per fermarla.
Con grande autenticità ha condiviso il senso del suo impegno quotidiano nella Fondazione: un lavoro gratuito ma essenziale per la comunità, fondato su educazione, prevenzione e responsabilità collettiva. Il suo messaggio più forte è stato un invito a dare valore al tempo e alle relazioni, a non rimandare gesti e parole d’affetto, e a costruire legami basati sul rispetto.

Un impegno che continua

L’incontro di Monteveglio non è stato solo la conclusione di un progetto, ma l’inizio di un modo diverso di stare insieme come comunità. ReBloom ha mostrato che educare alle differenze, al rispetto e alla parità significa costruire una società più giusta e libera, in cui ciascuna persona possa “rifiorire” nella propria unicità.
Per Cadiai, questo percorso conferma che la prevenzione della violenza di genere passa da un lavoro culturale quotidiano, che coinvolge adulti e giovani, scuole e servizi, terzo settore e istituzioni. Una responsabilità condivisa, che continua oltre il progetto, dentro le relazioni e le pratiche educative di ogni giorno.