L’Educatore di plesso, una figura da valorizzare

Nel corso del Convegno, organizzato dalla Cooperativa sociale Cadiai,
sono stati presentati i dati della Ricerca UNIBO sull’esperienza
nell’Unione Valli Reno, Lavino, Samoggia

L’educatore di plesso è una figura educativa che racchiude in sé due aspetti, quello del supporto diretto al singolo minore in difficoltà e l’intervento educativo indirizzato al gruppo, in modo da spostare l’attenzione anche sul contesto scolastico e sociale di riferimento, individuando i fattori che ostacolano o che facilitano l’inclusione.

L’educatore di plesso rappresenta una garanzia del diritto allo studio per tutti, comprese e non solo le persone con disabilità – sottolinea Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai –. Una figura che potenzialmente racchiude in sé numerosi punti di forza evitando la frammentazione degli interventi a vantaggio dell’unitarietà degli stessi, dando un contributo integrato che ha lo scopo di realizzare un contesto inclusivo in ambito scolastico ma anche facendo da ponte tra scuola e territorio. Il suo ruolo è quello di inserirsi all’interno delle dinamiche scolastiche per osservare e individuare possibili percorsi utili al singolo e al gruppo. E’ una figura trasversale che deve rapportarsi non solo con la scuola, ma anche con le famiglie e nel migliore dei casi con altre realtà territoriali e sociali”.

Una funzione professionale mista (con un focus individuale e un focus sul contesto) che, tuttavia, non sembra ancora adeguatamente riconosciuta e che si sta “delineando sul campo”, ossia sta prendendo forma nell’interazione concreta con i diversi attori della scuola, con le famiglie, con i servizi territoriali e con le cooperative che sono coinvolte nell’attuazione dei servizi educativi.

Per fare il punto su questa figura professionale, la Cooperativa sociale Cadiai di Bologna ha organizzato il convegno “Il nuovo ruolo dell’educatore di plesso”, che si è tenuto il 2 dicembre alla Rocca dei Bentivoglio a Valsamoggia (BO). Un momento di confronto tra addetti ai lavori ma anche l’occasione per presentare i dati della ricerca svolta dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna sull’esperienza in corso nell’Unione Valli Reno, Lavino, Samoggia – che comprende i comuni di Casalecchio di Reno, Valsamoggia, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Zola Predosa – afferente all’Azienda di Servizi ASC InSieme.

Le prime riflessioni sul territorio oggetto dell’analisi sono partite fin dal 2009 per poi diventare realtà nel 2017 con il progetto messo a punto da ASC InSieme – frutto del confronto con Amministrazioni e Rappresentanti scolastici – e l’affidamento del servizio alle Cooperative Cadiai di Bologna e Libertas Assistenza di Zola Predosa. L’obiettivo fin da subito è stato quello di rispondere ad esigenze specifiche – via via crescenti – provenienti dal mondo scolastico attraverso una figura in grado di prevedere interventi sul singolo, così come sul gruppo, di essere punto di riferimento e di raccordo e parte integrante di un processo di coprogettazione che deve coinvolgere docenti, dirigenti, famiglie.

Per valutare lo stato dell’arte dell’esperienza avviata, e in particolare analizzare l’evoluzione della figura dell’educatore di plesso, è stato svolto un lavoro di ricerca che ha coinvolto educatori, rappresentanti scolastici ed esperti. Un’analisi sul campo realizzata da Guido Sarchielli, Professore Emerito dell’Università di Bologna, Psicologia del lavoro, Dina Guglielmi, Professoressa ordinaria del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” e Agnese Zambelli, Borsista di ricerca dello stesso Dipartimento, autori del volume “Il nuovo ruolo dell’Educatore di Plesso” che riassume la metodologia, l’analisi e i risultati della ricerca.

LA RICERCA

Premessa dello studio è la descrizione della figura dell’educatore di plesso e del suo ruolo. Un professionista che opera in una “situazione di frontiera” e di forte “esposizione personale” e che deve adattarsi a diversi contesti e affrontare problemi di varia natura sviluppando una capacità particolare per risolverli. Allo stesso tempo, sebbene sia una professione complessa e richieda elevate competenze, non è ancora ben definita e non ha una riconoscibilità evidente. Eppure, il ruolo svolto dall’educatore di plesso come “ponte” tra il singolo e il gruppo, elemento chiave nel passaggio dall’integrazione all’inclusione del singolo nel gruppo e del gruppo nel contesto scuola, quando non verso l’esterno, richiederebbe un suo inserimento stabile nei progetti scolastici e una partecipazione al funzionamento della scuola.

Lo studio, attraverso una metodologia che ha coinvolto educatori, personale scolastico ed esperti, ha individuato quelli che dovrebbero essere i principali punti di miglioramento affinché la figura dell’educatore di plesso possa avere una propria identificazione e riconoscibilità.

Tali punti riguardano diversi ambiti, a partire dall’organizzazione del lavoro che dovrebbe prevedere un tavolo stabile di coordinamento tra scuola, ente locale e cooperative che gestiscono i servizi educativi, la possibilità di definire i progetti per tempo, la continuità di progetti riusciti, la riduzione al minimo delle pluri-assegnazioni a differenti scuole per evitare la frammentarietà così come l’adeguatezza tra ore di progettazione, ore di plesso e ore individuali. Altro elemento considerato importante, il raccordo tra i progetti degli educatori e le normali attività scolastiche così come l’analisi e la definizione delle buone pratiche per individuare criteri oggettivi di valutazione delle esperienze.

Tra i punti individuati, l’ultimo riguarda il miglioramento della rappresentazione sociale della funzione di educatore di plesso che dovrebbe essere portata avanti incrementando la comunicazione con gli insegnanti, con le famiglie e nel territorio, favorendo l’individuazione dell’educatore di plesso come “collaboratore interno” ovvero “figura di sistema”, progettando momenti di confronto con gli insegnanti e altri momenti di “formazione in comune”.