PROGETTI INTERNAZIONALI

Scambio con Tuzla

 

  

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Progetto di scambio e collaborazione fra il Centar Koraci Nade, l’Istituto per l’educazione di  bambini e ragazzi con disabilita' psichiche e fisiche di Tuzla e il centro semiresidenziale per minori disabili “SpazioAperto” di San Giovanni in Persiceto.

 

 I CENTRI COINVOLTI

 

“SpazioAperto”


“SpazioAperto” è un centro diurno di San Giovanni in Persiceto dell’Azienda USL di Bologna, gestito da CADIAI, che si occupa di minori affetti da disabilità grave e medio grave di età compresa fra i 10 e i 18 anni.
I ragazzi che frequentano il centro (attualmente 22) alternano la presenza al servizio (normalmente per 2 o 3 giorni a settimana) con la frequenza scolastica per i giorni rimanenti; il Centro è aperto tutto l’anno dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.
All’interno del servizio, dove operano educatori, assistenti di base, una pedagogista e una neuropsichiatra infantile, si lavora per consolidare e, dove è possibile, ampliare le autonomie dei ragazzi inseriti.


Nel corso degli ultimi anni è aumentato di molto il numero di utenti che possono accedere al Centro e in particolare sono stati inseriti diversi ragazzi stranieri, che attualmente rappresentano il venti per centro degli iscritti. Questo ha portato ad apportare alcune modifiche all’organizzazione (per esempio fornire pasti che rispettassero le prescrizioni di alcune religioni) ma soprattutto ha spinto a fare riflessioni importanti su cosa comporta questo cambiamento da un punto di vista educativo, riabilitativo e culturale.


Nell’ottica di sviluppare una reale integrazione dei ragazzi e con l’idea che un’apertura all’esterno potesse essere utile, si è approfittato di un contatto avuto con l’associazione Educaid (www.educaid.it) per verificare la possibilità di un percorso di scambio e cooperazione con una realtà fuori dall’Italia che permettesse di approfondire queste tematiche.
Creato il contatto, ecco di si seguito le tappe del percorso progettuale comune.

 

Centar “Koraci Nade”

 Il Centar “Koraci Nade” (passi della speranza) ha iniziato la propria attività nel 1994. E’ per metà finanziato dal Ministero degli Affari Sociali e per il resto da donazioni e progetti.
Gli utenti hanno dai 0 ai 21 anni e provengono da tutto il cantone. Hanno diversi tipi di invalidità, motoria, ritardo mentale e disturbi del comportamento.
Il Centro svolge attività di gruppo e individualizzate, come arte terapia, musicoterapica, danza terapia. Offre aiuto anche ai genitori, per formarli affinché possano essere partecipanti attivi nel processo di riabilitazione dei propri figli.

 

Istituto per l’Educazione di bambini e ragazzi con disabilità pscico-fisiche

L’”Istituto per l’Educazione di bambini e ragazzi con disabilità pscico-fisiche” ospita 153 bambini e adolescenti (dai 6 ai 19 anni) con disturbi di varie tipologie ed entità: ritardo mentale, autismo, iperattività, disabilità fisica, rischio devianza.
Le attività si sviluppano in vari settori, a seconda della tipologia dei disturbi: area per la formazione professionale, settore trattamento riabilitativo, settore terapia occupazionale e lavorativa, settore autismo, area ritardo mentale.

 

LE FINALITA'

 
Realizzare uno scambio alla pari tra esperienze diverse, caratterizzato dalla possibilità di costruire, nel tempo, una collaborazione utile per tutte le realtà coinvolte, che abbia una ricaduta effettiva nei diversi contesti operativi.
In quest’ottica, si è ritenuto fondamentale dare garanzia di continuità allo scambio, prendendo l’impegno a sviluppare i possibili ambiti di collaborazione che emergeranno durante il percorso.

 

AZIONI PREVISTE

Sono previste due diverse fasi: una prima che prevede una visita di operatori di CADIAI presso i centri di Tuzla, e una seconda fase che sviluppa un’analoga visita a Bologna di operatori Bosniaci.

1. Una rappresentanza di quattro operatori di CADIAI si recherà presso i centri di Tuzla nella settimana fra il 30 marzo e il 3 aprile 2009.
Nel corso di queste giornate andranno previsti momenti di visita nei due centri e momenti di formazione reciproca, all’interno dei quali si entrerà nei dettagli delle caratteristiche organizzative dei rispettivi servizi e dove verranno illustrate le attività educative e riabilitative. Gli operatori di CADIAI  interverranno con apposito materiale di documentazione della propria esperienza.

2. Una rappresentanza di operatori di Tuzla verrà poi ospitata a Bologna nella seconda metà di settembre 2009, per realizzare un percorso di visite e di formazione analogo a quello svolto precedentemente. Se l’iniziativa riveste interesse per gli operatori, in questa sede si intende offrire la possibilità di visite a servizi di diversa tipologia, (CADIAI gestisce anche servizi diurni e residenziali per adulti disabili e per anziani e centri diurni e interventi territoriali per pazienti psichiatrici e per tossicodipendenti) e fornire un approfondimento sull’organizzazione della Cooperativa e sul sistema dei servizi sociali in Emilia Romagna.

3. Al termine dello scambio si effettuerà una valutazione comune del percorso svolto, indirizzando il proseguimento della collaborazione su quelle aree e su quei temi che sembreranno maggiormente significativi.

 

RISULTATI ATTESI

Per quello che riguarda la realtà di “SpazioAperto” si ritiene che l’esperienza possa permettere di approfondire i seguenti aspetti:
- divenire più esperti in merito alla cooperazione internazionale;
- migliorare le competenze relative all’accoglienza di stranieri;
- consentire un approfondimento di realtà e di approcci diversi al problema della disabilità.

 

Per le realtà di Tuzla si ipotizza che l’incontro con i nostri servizi possa essere occasione di confronto, di conoscenza di diversi assetti organizzativi e differenti strumenti di lavoro.

 

CADIAI sosterrà le spese organizzative per la gestione di entrambe le visite. Su questo progetto si è tra l'altro deciso di destinare i fondi del 5 per mille che verranno raccolti nel 2009.

 

 

RACCONTO DEL VIAGGIO A TUZLA DAL 30 MARZO AL 4 APRILE 2009

La prima parte del progetto di scambio ha previsto una visita, dal 30 marzo al 4 aprile di quest’anno, nei servizi di Tuzla da parte del gruppo di lavoro CADIAI, costituito da Luca Fanti, Roberto Rinaldi, Alessandro Villani e Lucia Zucchi.

La seconda parte del percorso verrà attuata il prossimo Autunno, quando riceveremo a Bologna una delegazione di operatori e docenti che saranno ospiti per una settimana nei servizi della Cooperativa che operano nel settore dei minori disabili, e dove avremo la possibilità di approfondire anche gli aspetti organizzativi della cooperazione sociale e la struttura del sistema dei Servizi della Regione Emilia Romagna.

Nel corso della nostra visita ci siamo particolarmente soffermati sugli aspetti relativi ai processi di inclusione scolastica e di integrazione dei minori disabili. Rispetto all’inclusione scolastica è da osservare che tutt’ora in Bosnia è strutturato un percorso parallelo, dove convive la possibilità di inserimento dei bambini disabili all’interno degli Istituti Speciali o nel normale percorso scolastico. Storicamente i minori sono sempre stati inviati in appositi Istituti, dove vengono inseriti in classi differenziate non per età anagrafica, ma per gruppi omogenei, in base alle loro competenze; quando gli insegnanti e un’apposita commissione stabiliscono che un allievo ha sufficienti capacità, può passare alla classe successiva.

Gli Istituti sono quindi delle scuole a tutti gli effetti, con obiettivi didattici ben precisi, ai quali viene data la massima importanza; per i ragazzi più gravi che non riescono a raggiungere competenze didattiche minime è previsto l’inserimento presso apposite strutture. All’interno di questi Istituti operano i difettologi, una figura professionale con una precisa connotazione sanitaria e riabilitativa, e una forte specializzazione (esistono difettologi oligofrenici,  del linguaggio, della vista ecc.). Dal 2004 però si è avviata nel paese una riforma del sistema educativo, con apposite leggi sull’educazione che affermano che “ogni bambino ha uguale accesso e uguale possibilità di partecipare al processo di scolarizzazione senza discriminazione di alcun tipo” e che “la scuola ha l’obbligo di assicurare l’educazione ai bambini con bisogni speciali”. Era infatti successo che nel periodo bellico, tanti bambini con disabilità venissero iscritti spontaneamente alla scuola «normale», a causa alla mancanza di allievi iscritti nelle scuole, al fine di avere un numero sufficiente di alunni ed assicurare un’adeguata mole di lavoro per gli insegnanti.

A questo va aggiunto che gli enti pubblici non avevano sufficienti finanziamenti per pagare la permanenza dei bambini negli Istituti speciali. Un contributo rilevante è venuto inoltre dalle numerose associazioni umanitarie e non governative che sono intervenute in seguito all’evento bellico, sia in termini di risorse economiche che di diversi e nuovi  riferimenti culturali in materia di politiche inclusive.

Gli aspetti positivi scaturiti da questo processo di integrazione sono stati raccolti dalla legislazione odierna, che quindi consente alle famiglie che ne fanno richiesta di iscrivere il bambino disabile in una scuola normale; per coloro che lo preferiscono, rimane aperta la possibilità di inserimento negli Istituti speciali. Diversamente che in Italia però, non è prevista una figura di insegnante di sostegno per ciascun bambino; l’alunno in questo caso viene preso direttamente in carico dall’insegnante di classe.

Nel corso della nostra visita a Tuzla i servizi visitati sono stati l’Istituto per l’educazione di bambini e ragazzi con disabilità fisiche e psichiche (una scuola speciale), l’associazione Lotos, che si occupa di aiutare i disabili sul piano legislativo ed informativo ad ottenere il pieno riconoscimento dei loro diritti, il Centro educativo e di riabilitazione per bambini sordomuti, un’altra scuola speciale che però non trattando disabili cognitivi ha un’apertura maggiore verso le scuole del territorio rispetto gli altri Istituti, Koraci Nade, un centro diurno per minori di 21 anni con disabilità gravi e medio gravi, l’associazione Prijateljice, nata nel 1994 come centro umanitario per donne e bambini vittime di guerra e che ora si è trasformata in un centro psicosociale e di supporto educativo e il Centro di documentazione ed educazione innovativa, di cui Selma Hodzic è responsabile, e che ha l’obiettivo di sostenere la presa in carico dei minori disabili da parte degli enti locali, delle scuole e delle comunità territoriali.

(a cura di Luca Fanti e Lucia Zucchi)