PROGETTI INTERNAZIONALI

Ali della colomba

 

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Progetto di scambio "Le Ali della Colomba"

Partner: Comune di Bologna e Associazione palestinese ECRC (The Early Childhood Resource Centre) di Gerusalemme.

 

OBIETTIVI
Confrontarsi con la realtà bolognese dei servizi all’infanzia per cogliere stimoli ed elementi di sviluppo in relazione ai seguenti temi:
1.educazione della prima infanzia: presupposti teorici e culturali della tradizione emiliana;
2.integrazione tra attività didattico-educativa, organizzazione degli spazi, strumenti e materiali;
3.rapporto con le famiglie e sostegno alla maternità e paternità;
4.educazione alla pace ed alla gestione dei conflitti.


STAGE
Si prevede l’organizzazione di 4/5 mezze giornate di presenza nei servizi (scuole dell’infanzia e nidi di infanzia), prevalentemente  in orario antimeridiano perché nel periodo estivo il pomeriggio è per lo più dedicato al riposo ed al gioco libero e quindi non offrirebbe molti elementi di interesse per le insegnanti.


ATTIVITA' DIDATTICA
Sono previsti 6/8 pomeriggi di attività in aula per riflettere sull’esperienza, attraverso lavori in sottogruppo, e momenti di vera e propria lezione condotti dai pedagogisti dei servizi più qualche esperto.
I momenti di lezione saranno dedicati allo sviluppo dei temi definiti negli obiettivi.
Il primo e l’ultimo giorno saranno dedicati a momenti plenari di festa e di saluto.

Sono previsti anche alcuni momenti di attività al Laboratorio di Documentazione e Formazione del Comune di Bologna, per un confronto proprio sui temi della documentazione dell’esperienza educativa e degli strumenti educativo-didattici.
Il fatto che nel periodo estivo le insegnanti palestinesi non potranno osservare direttamente l’attività didattica vera e propria,  può infatti essere parzialmente compensato dall’accesso alla consultazione dei materiali raccolti presso il Centro di Documentazione di via Cà Selvatica.
Si prevede una giornata di incontro e presentazione del Centro e dei materiali nella giornata di martedì 30 giugno 2009 coinvolgendo le operatrici del Centro.

Accanto all’attività formativa propriamente detta si prevede l’organizzazione di altri momenti di incontro e confronto con le realtà del territorio, per dare all’esperienza un respiro ampio, di incontro tra comunità e culture per un sostegno reciproco.
ARCI e Comune di Bologna potranno mettere in campo la loro fitta rete relazionale per far conoscere alle insegnanti palestinesi le altre risorse sociali per l’educazione dei bambini in orario extrascolastico che intervengono nell’offrire ai bambini opportunità educative e sociali: circoli ARCI, biblioteche per ragazzi e centri lettura, ludoteche, teatro per ragazzi.
Il fatto che lo stage si svolgerà nel periodo estivo può essere l’occasione per far conoscere anche i servizi ricreativi e le iniziative rivolte ai bambini nell’estate bolognese (per esempio tutto il sistema delle offerte di soggiorno).

Il progetto "Bologna Città Educativa", attraverso il quale il Comune di Bologna, in collaborazione con l’Università di Bologna, intende rilanciare il proprio ruolo formativo e pedagogico, per rispondere alle nuove esigenze e per valorizzare le tante realtà pubbliche e private oggi operanti nell'ambito dell'educazione extrascolastica, può offrire l’opportunità di inserimento nella rete educativa allargata.

Sul versante più strettamente imprenditoriale, si coinvolgerà Legacoop Bologna e in particolare il comparto delle cooperative sociali, per dedicare un po’ di tempo all’idea di impresa cooperativa come strumento per promuovere la propria attività professionale e per raggiungere i propri obiettivi di promozione personale e sociale.

 

 

IL VIAGGIO IN PALESTINA DALL'11 AL 14 MAGGIO 2009


Nell’ambito del progetto “Le ali della colomba” è stato organizzato un viaggio in Palestina al quale hanno partecipato Daria Quaglia e Mila Gurioli del settore Educativo.
Il viaggio ha avuto come obiettivo la visita ad alcuni servizi, nidi e scuola dell’infanzia, e l’incontro con diciannove insegnanti di questi servizi, che saranno nostre ospiti l’ultima settimana di Giugno e la prima di Luglio nei nostri nidi e nelle scuole dell’infanzia del Comune di Bologna.
L’incontro con le insegnanti delle scuole  di Gerusalemme, di Ramallah e dei campi profughi di Al Amari e Shuffat, ci ha permesso di comprenderne il bisogno formativo.
L’accoglienza nei servizi dei territori palestinesi è stata calorosa e abbiamo conosciuto un sistema scolastico, che si occupa dell’educazione dei bambini e delle bambine a dispetto delle difficoltà economiche e delle leggi restrittive legate alle contingenze politiche di quei territori.
Abbiamo visto bambine e bambini giocare con l’alfabeto arabo e contemporaneamente con quello latino, bambini che cantavano in inglese e contavano in arabo.
Il progetto pedagogico prevede infatti un forte impegno sull’inclusione di tutti i bambini che devono arrivare alla scuola primaria in una condizione di pari opportunità.
Il viaggio è stato breve e quindi le nostre impressioni sono legate a quei pochi giorni nei quali abbiamo osservato e condiviso del tempo con loro.
Siamo quindi in attesa del loro arrivo, per condividere altre informazioni e altre esperienze.

 

(A cura di Daria Quaglia - Coordinatrice pedagogica dei nidi CADIAI)

 

 

GIUGNO 2009: LO STAGE A BOLOGNA NEI SERVIZI ALL'INFANZIA


Il progetto è proseguito, nella parte più formativa, a Bologna negli ultimi giorni di Giugno.
Questa seconda parte, che chiameremo “apprendere-condividendo”, condivisa con il Comune di Bologna, che si è reso disponibile ad accogliere la delegazione nelle proprie scuole dell’infanzia, ci ha visti coinvolti come servizi nido.

Le colleghe palestinesi hanno visitato i nidi “Abba”, “Pollicino”, “Progetto 1-6” di Bologna  e il nido “La Cicogna” di San Lazzaro di Savena.


Sono entrate nei nostri servizi con molta curiosità e, devo dire, con molte aspettative. I nostri nidi infatti sono risultati per loro fonte di  molte informazioni educative ed organizzative, ma sono rimaste colpite soprattutto dalla luce, dai colori e dai materiali che utilizziamo.
Nel pomeriggio le abbiamo accolte nella sede della cooperativa, dove per alcune ore è stato possibile condividere le impressioni e suggestioni  del mattino.

I servizi che sono stati coinvolti hanno mantenuto a lungo una impressione positiva della visita, che si è tradotta in una esperienza emotiva di crescita e riflessione, reciproca. Questo aspetto della reciprocità è stato compreso e descritto dal pedagogista del nido “La Cicogna” che insieme al proprio gruppo di lavoro ha scritto…”Ben consapevoli di non essere maestri di nessuno, abbiamo presentato noi stessi e le nostre modalità educative con l’obiettivo del confronto e dello scambio, cosa che è avvenuta molto serenamente…. entrando in punta di piedi e con molta umiltà, i nostri alter ego palestinesi ci hanno dato modo di rispolverare valori e modalità di normale e semplice caratura, a noi, ormai esperti dell’educazione…abbiamo visto e toccato con mano quella curiosità e quella passione che è, e dovrebbe essere, il vero motore del nostro lavoro”.

Altri aspetti hanno colpito l’immaginazione dei nostri gruppi di lavoro, i pregiudizi ovvi, di cui inevitabilmente ci nutriamo sulle differenze culturali, superato invece dai comuni riferimenti pedagogici alla Montessori, a Winnicott, a Freud ed anche a Malaguzzi pedagogista fondatore dei nidi di Reggio Emilia; e questo comune sentire è stato così descritto da una pedagogista coinvolta nel progetto...”l’esperienza di incontro e scambio con la delegazione palestinese mi ha lasciato ricordi dissonanti, ricchi di immagini attese (veli, rigore) ed altre impreviste (sensualità, curiosità, grinta)…c’è stato l’incontro pomeridiano…ho in mente i piedi nudi davanti a me di chi si toglieva i sandali per trovare una condizione più confortevole. Gli sguardi di complicità con le persone che avevo incontrato al nido,…mi rimane la sensazione che ci sia stato uno scambio reciproco,…una parziale contaminazione…Abbiamo quindi condiviso, per un tempo breve una esperienza di vita, speriamo di avere consegnato un’idea di educazione alla pluralità…e l’emozione di chi lavora per un mondo migliore.

 
(A cura di Daria Quaglia)

 

 

SECONDO VIAGGIO IN PALESTINA DAL 13 AL 16 FEBBRAIO 2010


Siamo partite Daria Balestrazzi, funzionaria del Comune di Bologna ed io, in una fredda mattina di Sabato 13 febbraio. Il meteo dava neve e noi temevamo che il nostro volo diretto a Francoforte alle 5,30 del mattino potesse essere cancellato. Tutto è andato bene invece ed atterrate a Francoforte, l’aereo che doveva portarci a Tel Aviv Israele era già pronto.

 

Ci siamo imbarcate su un Jumbo gigantesco a due piani, che conteneva 470 persone, quasi tutti pellegrini provenienti dall’Est e diretti in Terra Santa, così continuano a chiamare quei territori. Sì perché quella è una terra santa per tutti, cristiani, ebrei, mussulmani, ma anche armeni, copti, cristiani maroniti, anglicani, evangelisti, drusi etc. Ed in quell’aereo erano rappresentati tutti. Atterrate a Tel Aviv ci siamo rese conto che avevamo sbagliato completamente abbigliamento, c’erano 32 gradi e per noi che venivamo dalla fredda Europa è stato uno shock.

All’aeroporto ci sono venuti a prendere Stefano Brugnara, vicepresidente di ARCI Bologna e responsabile del progetto “Ali della Colomba” e Raffaele Spiga funzionario della Regione Emilia Romagna che vive e lavora da 5 anni a Gerusalemme, come responsabile dei progetti della nostra regione in quell’aerea, Miriam Traversi, responsabile scientifica, ci aspettava in albergo.

È cominciato così il secondo viaggio in quella zona, con l’obiettivo di incontrare il nostro partner nel progetto, l’organizzazione non governativa ECRC (Early Childhood Resource Centre), per concordare i contenuti del seminario che si terrà a Bologna il 15 Giugno a conclusione della prima parte del progetto.

Il programma prevedeva la visita ad alcune scuole dell’infanzia che sono state ristrutturate dal progetto “Ali della Colomba”, l’incontro con alcune delle formatrici che sono venute a Bologna nel Giugno del 2009 e alcune visite più istituzionali con il console italiano a Gerusalemme Ovest, con il Ministro dell’Educazione palestinese, con alcuni sindaci di paesi vicini ad Hebron.

Vorrei soffermarmi sugli aspetti più interessanti della visita.
Intanto i saluti delle formatrici che abbiamo ospitato a Bologna che ringraziano tutta la cooperativa per l’accoglienza, poi informarvi della volontà di ECRC di gemellare alcuni servizi nido in Gerusalemme con i nostri, poi farvi sapere che è stata condivisa la volontà di impegnarci per il seminario su alcune parole chiave, la partecipazione delle famiglie, la promozione di interventi laboratoriali nei servizi e… una riflessione sull’identità.

Questa riflessione non è facile, la stiamo conducendo in un nostro servizio, il  nido “Abba”, insieme ad altri servizi regionali, e richiede nervi saldi e una buona assunzione di responsabilità. Sappiamo tutti infatti che l’identità si costruisce fin dai primi giorni di vita tra due istanze che possiamo per facilità chiamare, la continua transizione tra singolare io e plurale il tutto. Il nostro tutto però non prevede l’identità nazionale sulla quale invece i nostri interlocutori Palestinesi fondano il focus del lavoro educativo.

Da qui prendo lo spunto per parlarvi di ciò che ho visto ad  Hebron. Hebron è una città di 170.000 abitanti a 20 Km da Gerusalemme in un territorio che sarebbe destinato ai Palestinesi.
Ci hanno accompagnato nella visita alcuni osservatori di una delegazione internazionale composta da sei paesi, tra i quali il nostro; questi osservatori sono smilitarizzati e girano nella città osservando ciò che accade e relazionando poi al proprio Paese, lo fanno a loro rischio e pericolo e gli incidenti ci sono, ci hanno accompagnato infatti come primo approccio sul monumento di due osservatori di 25 anni uccisi ad un posto di blocco. Abbiamo raggiunto il centro storico, ristrutturato recentemente con i soldi dell’Unione Europea, il giro prevedeva la visita al Suk, alla Tomba dei Patriarchi e alla piccola colonia ebraico/israeliana proprio nel cuore del centro storico.

Bene, abbiamo passeggiato, se così si può dire, nel Suk/mercato con gli occhi rivolti ad una rete fittissima che proteggeva la testa dei Palestinesi che vivevano nel Suk, non penso che si possa trasmettere perfettamente l’idea. Sarebbe come andare in piazza 8 Agosto di Venerdì ed essere protetti da una rete fittissima posta sopra il mercato per proteggerci dal lancio di sassi, sedie, tavoli e tanti altri oggetti che piovono dalle finestre delle case degli israeliani che abitano sopra il Suk. Nello stesso modo, il quartiere israelita è completamente protetto e circondato da filo spinato, cavalli di frisia, muri di contenimento e soprattutto check point che controllano il passaggio.

La sensazione è quella di due popoli che si sono reciprocamente messi in galera e che il lavoro educativo sulla costruzione di una identità fondata sull’appartenenza nazionale, sia insufficiente ad affrontare la realtà complessa nella quale vivono e vivranno. Ma io chi sono per poterlo affermare. In mezzo a questo inferno ci sono i bambini, che giocano, le mamme che li portano a scuola e che credono che il domani possa essere migliore per i loro figli e per questo lottano e letteralmente risparmiano per pagare loro le scuole, perché tutte le scuole sono a pagamento e a circa 30 Km da Ramallah abbiamo visitato una scuola dell’infanzia, che è sostenuta da una cooperativa di mamme che partecipano al lavoro delle insegnanti, affiancandole tutti i giorni, perché non ci sono fondi sufficienti per aumentare il numero delle educatrici.

Devo dire che è stato tutto molto istruttivo e una cosa dovrebbe insegnarci, tutto questo,… ad accontentarci e ad apprezzare l’abbondanza nella quale viviamo… ma forse anche a metterla in discussione.

(A cura di Daria Quaglia)